Chirurgia refrattiva

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Per questa chirurgia oggi si possono utilizzare due tipi di laser:

– il laser a eccimeri grazie alla sua altissima energia e alle peculiari caratteristiche della sua lunghezza d’onda causa al suo impatto sui tessuti una fotoablazione per dissociazione molecolare (distacca le molecole tra loro) su strati infinitesimali di tessuto corneale e senza danno per le cellule adiacenti

– il laser a femtosecondi invece è dotato di più bassa energia e brevissima durata di impulso ed è in grado di penetrare nei tessuti senza danno alle strutture trasparenti della cornea, realizzando la precisa separazione del tessuto. Con questo laser si realizza una separazione degli strati corneali (fotorottura e non una fotoablazione). Queste due tipologie di laser sono i “bisturi” più precisi e delicati oggi esistenti, bisturi “molecolari” ideali per la microchirurgia corneale. Il laser a eccimeri è quindi in grado di asportare tessuto in modo estremamente fine (frazioni di millesimi di millimetro) con una riproducibilità non raggiungibile da nessun altro mezzo. Il laser a femtosecondi è in grado di creare piani di separazione del tessuto corneale di spessore, profondità e forma desiderata con una precisione nell’ordine dei millesimi di millimetro.

Tuttavia, fattori individuali imprevedibili e imprevenibili, estranei alla abilità del chirurgo e alla precisione del laser possono influenzare la guarigione e quindi il risultato. Pertanto non è possibile garantire con certezza il risultato programmato. Scostamenti più o meno significativi – in base appunto alla risposta individuale – dal risultato previsto sono possibili e non possono essere considerati come insuccessi. Il risultato ottenuto alla fine del periodo postoperatorio può modificarsi anche dopo anni dall’intervento. A seconda della risposta individuale che condizionerà il risultato finale dell’intervento, potrà essere necessaria una correzione complementare con occhiali o lenti a contatto, o un ritrattamento, per ridurre eventuali residui rifrattivi.

Idoneità all’intervento di chirurgia rifrattiva corneale con laser Non tutti i soggetti e non tutti gli occhi sono adatti alla chirurgia rifrattiva corneale. Vi sono patologie sistemiche (immunodepressione, malattie autoimmuni, atopia, collagenopatie, malattie infettive, formazione di cheloidi o cicatrici esuberanti, diabete, epilessia), condizioni generali (pace-maker, esposizione professionale a UV o luce blu, gravidanza, allattamento) e farmaci (ipotensivi, contraccettivi, ormoni, amiodarone, clorochina, farmaci per il trattamento dell’emicrania, farmaci per il trattamento dell’acne) che possono condizionare il decorso postoperatorio e rendere imprevedibile il risultato dell’intervento; nei soggetti nelle suddette situazioni la opportunità di eseguire questa chirurgia deve essere attentamente valutata caso per caso. Vi sono patologie e condizioni oculari (miopia progressiva ed elevata, camera anteriore bassa, glaucoma, cataratta, infiammazioni oculari ricorrenti anteriori e posteriori, esiti di ustioni, malattie della superficie oculare come l’occhio secco e tutte le anomalie palpebrali) e in particolare della cornea (cheratiti e loro esiti, ectasie corneali, cheratocono, cheratoglobo, distrofia endoteliale) che possono condizionare il decorso postoperatorio e rendere imprevedibile il risultato dell’intervento; nei soggetti con queste patologie la opportunità di eseguire questa chirurgia deve essere attentamente valutata caso per caso. In linea generale il soggetto ideale per la chirurgia rifrattiva corneale con laser è un soggetto sostanzialmente sano sia sul piano sistemico sia sul piano oculare se non per il difetto rifrattivo. La cornea è la struttura che verrà assottigliata dall’intervento quindi deve avere uno spessore idoneo e una curvatura adeguata all’entità del difetto da correggere Il diametro della pupilla del paziente in condizione di bassa luminosità (scotopica o mesopica) è un criterio preoperatorio importante per l’idoneità in quanto il diametro della zona ottica da trattare deve essere congruo con i valori del diametro della pupilla anche in condizioni di scarsa illuminazione. Se si usano lenti a contatto sarà necessario sospenderne l’utilizzo per un periodo ritenuto adeguato dal suo medico oculista prima di effettuare le rilevazioni.

Tecniche di chirurgia rifrattiva

PRK: questa tecnica prevede la rimozione dell’epitelio dall’area da trattare mediante asportazione meccanica (spatola) o chimica (alcolica). E’ la prima tecnica messa a punto ed è di semplice e rapida esecuzione. Al termine del trattamento viene applicata una lente a contatto sulla cornea per proteggere il tessuto dagli agenti esterni e attenuare il dolore che potrà anche essere molto intenso e perdurare per alcuni giorni.

FEMTO-LASIK: il trattamento con il laser ad eccimeri in questo caso non avviene sulla superficie della cornea, ma appena all’interno di essa. Con questa tecnica il chirurgo crea un sottile lembo sullo strato superficiale della cornea (flap), contenente l’epitelio (integro).Viene quindi delicatamente sollevato e il chirurgo procede con il trattamento laser sullo strato di cornea sottostante. Al termine il flap sarà quindi riposizionato e lasciato cicatrizzare naturalmente senza bisogno di suture. Già dopo poche ore l’epitelio corneale si rimarginerà mantenendo il flap aderente alla cornea. La tecnica è sostanzialmente indolore e consente un recupero visivo molto più rapido. Per eseguire il flap il laser a femtosecondi, che realizza il taglio del flap di spessore e diametro desiderati, anch’esso con precisione elevatissima. Qualora il chirurgo dovesse ritenere il lembo qualitativamente non adeguato potrà decidere di riposizionare la lamella e differire l’intervento a un tempo successivo. Questa tecnica richiede uno spessore corneale iniziale maggiore poiché la resistenza della cornea è mantenuta solo dallo strato profondo rimasto ma non dal lembo riposizionato e a differenza della PRK si avvale quindi dell’uso di due laser.

Le tecniche da noi utilizzate sono la prima e la terza che vedrete nel video